Archive for the ‘arte civica attraverso la stampa’ Category

Roma_Viterbo: Due ponti.

25 fUTCbbTue, 05 Jun 2007 10:22:12 +0000am222007 2008


ore 19:00 scendiamo alla stazione Due Ponti e ci incamminiamo sulla pista ciclabile che fiancheggia il Tevere. La strada si insinua a perdita d’occhio nella natura, percorso lineare, dinamico di bicicli che sfrecciano nel paesaggio.
papaveri. campi. fiume. canneti.
d’improvviso fra l’andare nicchie di uno stare provvisorio.
La terra selvaggia addomesticata in forma ora di gradino ora di radura, grado zero dell’architettura.
Mani costruiscono un abitare di fortuna, aggregazioni di objets trouvées in forma di case, verande, orti, toilet, soggiorno, focolare.
Costruire per restare o solo per passare, in cerca di qualcos’altro, per necessità o per di necessità virtù.
Quasi mai per scelta se non per poco. E senza lasciare traccia di sè.
Qui a Due Ponti i nuclei sono isolati, debolmente relazionati fra loro se non per qualche birra pomeridiana di incontri strappati al caso, rapporti distesi ma consapevoli che “sempre meglio farsi i fatti propri”.
Così Tudor dalla Moldavia è qui con sua moglie, il figlio lavora a Perugia. Non c’è acqua corrente ma taniche di raccolta di acqua piovana e bottiglie che Tudor riempie personalmente di ritorno dal lavoro, prima aveva anche l’orto, poi s’è stufato di portare tanta acqua. Lavora nelle costruzioni all’Olgiata, è qui da una anno e vorrebbe restare forse altri due, vorrebbe innanzi tutto essere regolarizzato. La casa se l’è costruita lui, poco alla volta.
E poi Costantino e Giovanni, che arrivano a Roma due settimane fa e si appoggiano da due amici che a loro volta avevano occupato una casa costruita da altri, confortevole, pulita. Hanno figli e mogli ma Giovanni non può permettersi di pagare una stanza anche per se con moglie e figlio perchè ora che gli hanno dato il codice fiscale lo fanno lavorare solo due giorni a settimana, non si trova più lavoro in nero, la moglie riesce lavorare due ore su quattro in nero. e i soldi non ci sono. Ma tutti precisano all’unisono ammiccando “non siamo mica zingari! siamo puliti noi! noi lavoriamo”.
Ci indicano l’esistenza di un’altra baracca di rumeni, più avanti. Ci andiamo.
Il sole sta ormai calando e qui, nell’ennesima radura un gruppo di 4 che vi si trasferisce solo per l’estate, per risparmiare sull’affitto. L’insediamento è formato da quattro baracche isolate ma disposte attorno a un tavolo comune e a un focolare, che serve anche da inceneritore. Fra loro Paolo è arrivato qui da due giorni, parla un romanaccio stretto di diciassette anni di romanità, si occupa anche lui di costruzioni mentre il suo amico, di gran lunga più attempato, lavora negli scavi archeologici.
Il denominatore comune è il lavoro nero.
Chiaccheriamo.
Ci offrono un caffè_è nero pure quello!_ poi uno di loro si offre di accompagnarci alla stazione del treno, lo stesso che anche lui prende ogni mattina alle 5:30 per recarsi ad Ostia, dove lavora.
Sul cammino, all’altezza della baracca di Costantino, incontriamo un altro gruppo di persone: sono dell’opera di Sant’Egidio che si occupa di sostenere chi vive nel disagio.
Proseguiamo con la nostra guida fino alla stazione.

Sono le 21:41 e ci imbarchiamo alla volta della città.
az.

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tevere

25 fUTCbbWed, 11 Apr 2007 18:26:42 +0000pm262007 2008

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palafitta

25 fUTCbbWed, 11 Apr 2007 18:22:15 +0000pm222007 2008

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sotto al ponte

25 fUTCbbWed, 11 Apr 2007 18:21:37 +0000pm212007 2008

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percorso

25 fUTCbbWed, 11 Apr 2007 18:20:52 +0000pm202007 2008

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pescatore

25 fUTCbbWed, 11 Apr 2007 18:19:18 +0000pm192007 2008

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